"L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona" (Isaia 55,7).
La paura dei peccati che ho scoperto mi fa disperare, ma la consapevolezza della Sua misericordia mi sostiene e mi fa sperare.
"Ma se il malvagio si ritrae da tutti i peccati che ha commessi e osserva tutti i miei decreti e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticata ….io non godo della morte dell'empio, ma che l'empio desista dalla sua condotta e viva" (Ezechiele 18,21-22.33,11).
Più mi faccio coinvolgere dal kerygma e più sento la necessità urgente della Parola del nuovo Pastore: seme di speranza che passa per il mio cuore.
"E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore" (Giovanni 10,4.11.14-15).
E’ stato tempo di gioia.
Poi è arrivato il momento della pausa di riflessione, la razionalizzazione del Mistero, il sospetto che le parole del Maestro diventassero i chiodi della crocifissione per penetrare le mie carni, il coinvolgimento totale richiesto, mi hanno fatto veramente paura.
"Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene ma non la capacità di attuarlo. Sono uno sventurato! Chi mi libererà?" (Rm 7,15-25).
La fede non era pronta. La strada era imboccata, ma grande il disorientamento.
Così ho trascorso anni di sopravvivenza.
Ho proseguito nella ricerca, ma senza convinzione.
Ho aspettato il dono della fede, la grazia che avevo sempre lamentosamente implorato, sapendo tuttavia che … il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno (Matteo 6,8).
Attesa non proficua.
Ho riscoperto la preghiera: quella essenziale. La preghiera di lode e di ringraziamento, sempre nella fiduciosa attesa di un segno rivelativo.
Il Signore si era scordato di me: certamente, si era scordato della mia piccolezza che solo io sapevo erigere al centro di quell’ universo di “discorso e di fatto” che è il retaggio più spinto di tutte le considerazioni più materialistiche.
La pecorella che si rinasconde e che spera di essere ritrovata!
E’ vero che il Regno di Dio si “è già” realizzato qui nella terra, in particolare per i semplici e gli umili, ma un limite invalicabile lo ha già stabilito: non è per i probabilisti.
Dio non gioca a dadi.
Dio è misericordioso, paziente, lento all’ira, ma pronto a darti tanti scappellotti, se occorre.
Eh già. Alla fine ha preso l’iniziativa ed è intervenuto sul serio: glielo avevo chiesto io!
Il caso era divenuto serio, come diceva padre Von Balthasar.
Il caso ha voluto che prendessi una posizione: seguire prontamente le “Istruzioni circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione” (Ardens Felicitatis 14.9.2000).
Ricominciare è come rinascere.
Ricominciare è credere che la vita si rianima davanti agli occhi senza oscurità.
Ricominciare è sapere che tutto puoi sperare.
Ricominciare è ritornare semplici (bambini).
Ricominciare è costruire ogni attimo il tuo domani.
Ricominciare è dire ancora sì alla vita.
Ricominciare è credere all'Amore e sentire che anche nel dolore l'anima può cantare e non fermarsi mai (Ricominciare, GenRosso).
Ho ricominciato. Non ho rinunciato.
Ho rifatto il balzello.
"Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!" (Matteo 7,13-14)
"Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno" (Luca 13,24).
Ho riconquistato, lentamente e faticosamente, con la mente annebbiata, ma con la limpidezza del cuore, quel glorioso retaggio della Chiesa che 25-30 anni prima (di preciso non so) mi faceva essere membro privilegiato: mi stavo rimpossessando piano piano del senso della comunità e dell’appartenenza al Corpo Mistico.
Punto di partenza impegnativo e aspirazione ideale sublimata dall’attesa parusiaca:
Io non sono
ancora e mai
il Cristo,
ma io sono questa
infinita possibilità
(padre David M.Turoldo)
Questa è stata la retorica di un’anima affaticata e provata a causa degli affanni terreni e delle mancate aspettative celesti.
Ma per recuperare quella posizione privilegiata, irrorata di virtualità cristiana, non bastava il “balzello”: occorreva un passo fermo, deciso, disteso, pesante, calibrato, meditato.
Occorreva sovraccaricarsi pesantemente di quella memoria storica e al tempo stesso celata nelle viscere più profonde del mio animo: congerie rimossa di vituperi eterni.
Il Signore si è addossato il peso della pecorella smarrita?
Ebbene, io mi sono addossato il peso di tutti i miei peccati: mi sono occorsi alcuni giorni per rivisitare quei meandri intricati e nascosti della mia anima, stereotipizzati dall’ineluttabilità delle mie negligenze.
"Quando manifesterò in voi la mia santità,vi raccoglierò da tutta la terra;vi aspergerò con acqua purae sarete purificati da tutte le vostre sozzure e io vi darò uno spirito nuovo" (Ez 36,23-26).
L’urgente necessità di sentirmi perdonato ed accolto, e non più abbandonato, il bisogno catartico di un rinnovamento dello spirito e la speranza nella realizzazione di quel Regno che “già e non ancora” poteva risplendere anche sulle “nebulose” della mia anima, mi ha fortemente spinto alla Riconciliazione.
"A chi rimetterete i peccati saranno rimessi" (Giovanni 20,23).
Il primo atto di volontà che ho dovuto impormi per ripercorrere il cammino della speranza: la piccola via, la via della fiducia e del totale abbandono in Colui che veramente mi ama.
Il mio primo atto di umiltà.
"La preghiera dell’umile penetra le nubi, finchè non sia arrivata, non si contenta; non desiste finchè l’Altissimo non sia intervenuto" (Sir. 35, 17-18).
"Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio ….perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore" (1Cor 27-31).
Ed ho preso coscienza che ciò che conta davanti a Dio non è ciò che appare, ma ciò che sta dentro di me. Il Signore non guarda le apparenze, ma il cuore dell’uomo, e la vera e autentica preghiera è solo quella che sale a Dio da un cuore umile, perché Dio respinge i superbi e accoglie gli umili.
"Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte" (2Cor 12,7-10).
Nel Sacramento della Riconciliazione ho ristabilito la mia presenza nella Chiesa.
In silenzio e anche rispettosamente sono uscito tanti anni fa e con altrettanto rispetto e con rinnovata e più intensa umiltà sono rientrato sempre nella stessa Comunità, ma per la porta principale, a pieni diritti, dopo una catartica umiliazione: conversione, riconciliazione, pentimento.
"Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà" (Giacomo 4,10)
"Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo" (2Pietro 3,8).
"il Signore …annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore" (Sal 85,9-10).