lunedì 16 aprile 2007

11 Ricerca della Fede

La riconciliazione ha avuto un effetto benefico sulla mia anima, ma non è riuscita a fugare in maniera definitiva i dubbi emergenti dalle mie fantasie indagatrici, frutto di una educazione radicalmente razionalistica: retaggio culturale prevalentemente scientifico che si concilia male con la fede.

Sono riuscito a mantenere una costante frequenza nel seno della Chiesa, comportandomi da buon cattolico praticante, attenendomi ai canoni prescritti e partecipando metodicamente a tutti i rituali liturgici. Ma questo non poteva bastare: ero uscito dalla Chiesa quasi trent’anni fa perché non ero riuscito a superare le stesse difficoltà che ora mi si ripresentavano ancora più urgenti e più difficilmente superabili.

E’ vero che ormai avevo introiettato spontaneamente quei sani principi della morale cristiana e che, finalmente, erano stati da me accettati in maniera definitiva. E che la mia coscienza si sarebbe inquietata automaticamente in presenza di un atto difforme dal bene e che la padronanza di me stesso mi avrebbe permesso di individuare ogni possibile errore, avvisandomi con sintomatici disagi interiori. In teoria, s’intende perché superare il dilemma che ha esasperato San Paolo, anche ad un’anima neofita ed attenta non sarebbe stato facilmente possibile: "Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene ma non la capacità di attuarlo. Sono uno sventurato! Chi mi libererà?" (Rm 7,15-25).

Sola fides sufficit, non è mai stato, inoltre, il mio motto, né ho mai pensato lontanamente di condividere il pensiero di F.X. Durwell: “davanti al mistero dell' Eucaristia, dove l'amore si presenta alla fede, questa sola mi basta perché mi dischiude il mistero travolgente dell'amore di Dio, mi sazia nella contemplazione e mi estasia di tale amore”.

Ho sempre nutrito la consapevolezza che esiste una profonda ingiustizia che ha sempre determinato una discriminazione nell’ effusione della fede negli animi delle persone ed ho sofferto molto per la mancanza di generosità che il Signore ha avuto, in tal senso, nei miei confronti. Anzi, me ne sono rammaricato sempre anche nelle mie preghiere: avere una fede forte, irremovibile, inattaccabile dalle contrarietà, sarebbe stata una grande gioia!

Per ottenerla, questa fede, ho cercato fino all’ultimo, à bout de souffle, ma è stato quasi invano. Era una fede ballerina che mi sosteneva per poco tempo e che mi lasciava in balia perfino dei dubbi più effimeri.

L’ho cercata nei luoghi più reconditi e in quelli più altamente rappresentativi della cristianità.

Ho visitato i Santuari più famosi, le Chiese più amate dai fedeli e frequentato i personaggi più carismatici della Toscana.

Ho fatto numerosi pellegrinaggi: Santuario dell’Immacolata Concezione a Lourdes, Santuario Nostra Signora di Fatima, Santuario della Madre di Dio, la Madonna Nera, a Jasna Gora-Czsestochowa, Santuario della Divina Misericordia di Suor Maria Faustina Kowalska a Cracovia-Lagiewniki, Santuario de I cavalieri dell’Immacolata di Massimiliano Kolbe a Warsawia- Niepokalanów, Santuario della Casa Santa di Loreto, Santuario della Madonna di Montenero a Livorno, Santuario della Madonna dei tre fiumi a Ronta (Firenze), Santuario di Santa Rita da Cascia a Cascia (Terni), Santuario di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo.

Gli stimoli erano potenti, ma non sono stati sufficienti.

Mi sono riconvertito volta volta, ma volta volta ricadevo nell’ apatia indotta da un’ implacabile insicurezza, nell’incoerenza, nell’ abbandono sintomatico (quasi una mania di persecuzione), nell’incredulità più stolta e più mordace.

Il carisma dei miei interlocutori ufficiali si affievoliva moltissimo davanti ai miei quesiti che non erano superficialmente “interlocutori”, ma che esigevano, anche se ingenue, “certezze”.

Restava il conforto innegabile, irrinunciabile: la mia pietra miliare; la pietra d’inciampo.

" … Israele, che ricercava una legge che gli desse la giustizia, non è giunto alla pratica della legge. E perché mai? Perché non la ricercava dalla fede, ma come se derivasse dalle opere. Hanno urtato così contro la pietra d'inciampo, come sta scritto: Ecco che io pongo in Sion una pietra di scandalo e un sasso d'inciampo; ma chi crede in lui non sarà deluso" (Rm 9,32-33).

"Dice il Signore Dio: «Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra sceltaangolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà" (Isaia 28,16).

"Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare" (1Pietro 2,7).

La Metanoia.

La mia confessione, il sacramento che avevo accettato.

Come ero riuscito a cambiare la mia vita, con il cambiamento del mio cuore, con la penitenza nel senso di conversione e di passaggio dalle intenzioni alle opere, lontano da ogni comodo luteranesimo, potevo sperare che il Signore si degnasse di concedermi quella grazia santificante che andavo cercando con tanto ardore.

Cosa potevo fare: più che spogliarmi del vecchio uomo e superare la mia carnalità e tendere indegnamente ma con sincerità e determinazione ad un nuovo stato di concordamento unitivo dove, sempre meno, restava posto alle attrattive mondane e con il quale potevo finalmente aspirare a realizzare quella unità che S. Paolo auspicava e che vedeva come un miraggio: abbattere i bastioni (von Balthasar), ristabilire l’alleanza, indebolire, anche se piano piano e come una goccia (gutta cavat lapidem), ridurre fino a frantumare quel muro di separazione che erige il peccato tra gli uomini, e non solo.

"… io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra … Sono uno sventurato…. Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato" (Rm 7,14-25).

L’ Adepto.

Riconciliato con la Chiesa, riconvertito nel cuore, in ascolto della Parola e vittorioso sul peccato, antico e riconosciuto, attento e diffidente per non ricadere nell’indifferenza, nella disubbidienza, aspettavo invano un segno che potesse dare senso alla fedeltà della mia parola.

La Karis.

Non riuscivo ancora a “confermare” totalmente il mio nuovo ruolo, ad accettare con riconoscenza e con fiducia la gratuità spontanea del Signore, non ancora efficace nei miei confronti, e neppure sufficientemente accolta.

L’ Eusèbeia.

Come potevo corrispondere con la mia pietà al mistero della pietà!

" … grande è il mistero della pietà: Egli si manifestò nella carne, fu giustificato nello Spirito, apparve agli angeli, fu annunziato ai pagani, fu creduto nel mondo, fu assunto nella gloria" (1Timoteo 3,16).

Come facevo ad abbassare la soglia della mia razionalità così tanto da assorbire totalmente il Kerygma e riuscire definitivamente a contemplarlo nella mia anima: non bastava il mio comportamento, prevalentemente corretto, che traeva forza spirituale dalla considerazione possibilistica che quell’incontro metà-fisico, quel mysterium pietatis, ragionevole e pur contraddittorio per la mia coscienza, potesse farmi condurre una vita umanamente corretta senza far “precipitare” quell’evento epifanico …. nella materialità più corrotta:

" … veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Giovanni 1,9-11).

Non bastava accettare quel messaggio di salvezza nella sua accezione più “numinosamente” junghiana senza sconfinare nel più oscurantistico arianesimo?

"A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome" (Giovanni 1,12).

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