lunedì 16 aprile 2007

03 Il Pellegrinaggio

L’impossibilità di formulare un valido criterio di distinzione del vero dal falso, evidentemente in campo religioso, mi ha portato a dubitare fortemente e quindi ad un profondo scetticismo anche se il dubbio non è mai stato per me un risultato definitivo, ma soltanto un mezzo per la ricerca faticosa della verità.

La sospensione di ogni giudizio e la rinuncia ad esprimere opinioni, l’indifferenza alle possibili alternative e la connessa imperturbabilità, sono stati gli atteggiamenti che mi sono derivati dall’incertezza della mia continua ricerca che si è rivelata mutevole e troppo soggettiva anche nei momenti in cui rifiutavo istintivamente di capitolare sotto la forza opprimente del dubbio.

Nonostante tutto, l’impossibilità di una non illusoria certezza non mi ha definitivamente portato all’abbandono e alla rinuncia, ma soltanto alla consapevolezza dei limiti della mie possibilità di ragionamento. Purtroppo, a lungo andare, le contraddizioni insuperabili tra la razionalità ed il sentimento hanno contribuito inevitabilmente alla sospensione del mio Credo.

Sono passati 25 anni ... lontani dalla Chiesa.

L’occasione del Pellegrinaggio mi ha fornito una fievole speranza di riconsiderazione critica del mio pensiero, ritenendo possibile che qualche inesplicabile e ineffabile meccanismo avrebbe potuto attivare chissà quali stimoli, capaci di indurmi ad una più attiva e proficua ricerca interiore, sensibilizzato anche dal ricordo di quel brano evangelico (At 10,44) che parla dello Spirito Santo sui pagani e dal motto di Sant’ Agostino: “ama e fa’ ciò che vuoi”, sparatomi a bruciapelo dal mio caro amico Giorgio. La valutazione di ciò mi aveva portato già a suo tempo a considerare attentamente la possibilità che la verità poteva davvero essere trovata nell’intimo della mia coscienza, in cui poter superare le contraddizioni del dubbio, affidandomi a quel senso latente di religiosità che mai mi aveva abbandonato.

Finalmente è arrivato il Pellegrinaggio! Ho affrontato questa nuova esperienza con animo aperto e fiducioso.

Sfortunatamente questo Pellegrinaggio è stato veramente ostico per me, quasi insopportabile nei primi giorni, a causa delle prolungate lodi, vespri, preghiere e canti religiosi; cerimoniali ai quali ormai ero disabituato da molto tempo e dai quali mi ero volontariamente allontanato (La preghiera Matteo. 6,5-8).

Ho sopportato faticosamente, ma la mia pena è stata alleviata dall’esempio del Vescovo Padre Luciano, dalla sua umiltà e amichevole serenità, caratteristiche ideali del pastore di anime. La penetrante saggezza del Vicario Padre Ferdinando, velata da apparente semplicità, è stata per me un eccitante intellettivo, ma soprattutto la tenacia, il carattere genuino, la sincerità degli atteggiamenti e il calore umano di Padre Rodolfo, sono stati determinanti nel far riaffiorare nel mio cuore quel poco di fede che mi era rimasta.

L’emozione istintiva provocatami dai Luoghi Sacri ha fatto il resto. Sensazioni troppo forti per me ... mi hanno fatto male. La tristezza ed il pianto, specialmente nel Santo Sepolcro, mi sono implose nell’animo e mi hanno lasciato un turbamento intenso, inesorabile. E’ successo improvvisamente, senza una ragione plausibile, senza avere il tempo di riflettere o di prepararmi spiritualmente all’ “incontro” o di concentrarmi nella preghiera.

Ho provato emozioni inesprimibili, anche se superficialmente comunicabili con l'opima letteratura del settore. L'unico ricordo che ne è rimasto è la certezza che quando il Signore si fa sentire colpisce duramente ed allo stesso tempo il dubbio che si sia manifestata una volontà di punirmi oppure di gratificarmi.

La Comunione ha completato il quadro di risanamento morale e spirituale nel momento in cui mi sono fiduciosamente abbandonato con intenzionale ingenuità.

Dalla posizione contemplativa dello spettatore disinteressato durante tutti i rituali cristiani sono passato, attraverso l’irresistibile attrazione della Comunione, alla emotiva partecipazione alla Messa.

Aveva ragione una sconosciuta anziana pellegrina con la quale ho casualmente parlato e con la quale mi sono inspiegabilmente confidato esprimendo i miei dubbi sul Pellegrinaggio e il suo “entourage” e dicendo che mi consideravo un eretico. “Se lei è un eretico”, mi ha detto, “vuol dire che crede più di me ed è più infelice di me”. E’ con lei, che mi ha stretto la mano con calore, che ho pianto per la prima volta. A Cafarnao.

Infine, per ironia della sorte, sono state proprio le prime due categorie dello scetticismo, epoché e afasia, che mi hanno permesso di riformulare nuove argomentazioni, la valutazione delle quali mi ha indotto ad affiancare alla mia primaria sospensione del Credo anche la sospensione di ogni personale giudizio e della sua esposizione; ciò mi ha permesso di alleggerire il mio pensiero e di abbandonarmi a quel senso di ingenua religiosità, a suo tempo rimossa nel profondo, che ora, non più numinosa, ma vera, mi è apparsa come un dono del Cielo e che mi ha fatto sentire quasi un privilegiato!

Sono lieto che le parole di Cristo: 'chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non vi entrerà' (Luca 18,17) si siano parzialmente avverate per me, ma sarà mio impegno personale impedire che le altre parole del Cristo: 'non gettate le vostre perle davanti ai porci' (Matteo.7,6) si rendano efficaci nei miei confronti.

Ora che sono lontano dai Luoghi Sacri, il turbamento è passato e mi sento sereno.

Rifletterò attentamente su questa feconda esperienza.

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