"Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci" (Matteo 7,6)
Il mio spirito era ancora arido, parzialmente immerso nella freddezza del materialismo, capace ancora di indifferenza e sempre incapace di pregare. In verità, stavo già umilmente in silenzio davanti a Dio e mi rendevo conto dell’efficacia dell’espressione dantesca “Digitus Dei est hic” (De Monarchia, Libro IV). Era il silenzio di chi non sapeva osare, ma che con la sua “presenza” stessa, questa volta veramente voluta e quindi sempre più partecipe, si rendeva inconsapevolmente testimone dell’ ineffabile.
L’evoluzione del “porco” si stava realizzando nel compimento della ricerca di quella “pecorella smarrita” che ora non più tale, ma rintracciabile, si era nascosta timorosa, forse nella speranza ingenua di farsi trovare: non sarebbe diventata mai una “pecora nera”.
"Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore" (Ezechiele 34,23).
Il cambiamento che ha determinato il ritrovamento è stato la conseguenza di una variazione di rotta e di “durata” dell’atteggiamento dell’animo: sei anni di nascondigli e di peregrinazioni, ma sei anni di maturazione e di evoluzione dei miei stati mentali. Gli esseri umani possono cambiare la propria esistenza cambiando atteggiamento mentale (Conversione, Willam James).
Infatti la predisposizione d’animo e l’innata religiosità sono stati determinanti nel proseguimento del percorso della riconciliazione anche se:
"Invano dunque ho conservato puro il mio cuore e ho lavato nell'innocenza le mie mani, poiché sono colpito tutto il giorno, e la mia pena si rinnova ogni mattina" (Salmo 72,13-14).
"Signore, non punirmi nel tuo sdegno, non castigarmi nel tuo furore. Volgiti, Signore, a liberarmi, salvami per la tua misericordia" (Salmo 6,2-5)
Sebbene con il cuore affranto sono riuscito finalmente a far sì che il mio animo si svuotasse del superfluo, e addirittura si auto-purificasse, e nella ricerca disperata di ancoraggi essenziali, ho dovuto individuare quelle pietre d’angolo sulle cui basi ripropormi e ripresentarmi alla ribalta con nuovi meccanismi psicologici e nuove esortazioni volte alla ricerca introspettiva: dentro quel profondo dell’animo dove sono radicati tutti quei valori innati della legge naturale; direi piuttosto della morale cristiana (Veritatis Splendor).
Quel vaso svuotato di Pandora dove grazia e libertà, Dio e uomo si sono incontrati, dove la comunione, l’intimità simboleggiata dalla cena, Lui con noi e noi con Lui, hanno permesso di superare il cerchio ristretto della mia umanità: il piccolo orizzonte.
Un orizzonte chiuso all’altro ma dove l’ Altro non si è stancato mai di riproporsi sia a me che a tutti: Dio sollecita tutti, Dio è misericordioso verso tutti, però verso tutti quelli che lo vogliono, quelli cioè che si aprono a lui con sincerità di cuore.
"Ma io sono con te sempre: tu mi hai preso per la mano destra. Mi guiderai con il tuo consiglio e poi mi accoglierai nella tua gloria. Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra. Il mio bene è stare vicino a Dio: nel Signore Dio ho posto il mio rifugio" (Salmo 72,23-28).
Essere cercati o essere trovati? Questo è il problema di fondo.
"Quanto è buono Dio con i giusti, con gli uomini dal cuore puro! Per poco non inciampavano i miei piedi, per un nulla vacillavano i miei passi, perché ho invidiato i prepotenti, vedendo la prosperità dei malvagi" (Salmo 72,1-3).
Ed il problema è rimasto irrisolto finché non c’è stata una timida presa di coscienza e di conoscenza, una lentissima trasformazione sofferta e anche apparentemente deteriore: il giusto, che ora incomincia veramente a rendersi conto di essere cercato, si sta rendendo a poco a poco sempre più reperibile finché non avrà finalmente capito di essere un povero peccatore:
"Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi" (1Giovanni 1,10)
"Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui" (1Giovanni 2,4).
"Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha reso a suo Figlio" (1Giovanni 5,10).
Il Kerygma (la buona novella) che credevo di essere in grado di realizzare nel mio piccolo, da “single”, non poteva assolutamente passare attraverso quel progetto di vita che mi ero proposto e che avevo seguito nell’ ingenua certezza di poter affermare quei valori socialmente dominanti che avevo riconosciuto come veri. Quanto tempo mi è occorso per riuscire a capire che qualunque valore prevalentemente materialistico è deviante e ci fa percorrere con ingenua sicurezza le autostrade della vita, in un sogno ipnotico che ci distoglie continuamente dai valori di una vita vera, piena, dignitosa, fatta di amore, serenità, solidarietà; ma che ci impedisce, purtroppo, di percorrere quella strada parallela, erta, stretta, ciottolosa e faticosa, nella quale potremmo fare un peculiare “in-contro”: chi saltella “in” quella stretta, deve per forza andare “contro” chi saltella nell’altra. Resta a noi la scelta di fare quel balzello per proseguire “in” fiduciosa attesa verso il finale “incontro” ed ergersi “contro” chi semina affanni.
"Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquità, chi semina affanni, li raccoglie" (Giobbe 4,8).
"Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un'ora sola alla sua vita?" (Luca 12,25).
"State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso" (Luca 21,34).
Non esiste sulla terra peggior giusto di chi creda veramente di esserlo.
"Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Luca 15,7)
"… c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte" (Luca 15,10).
Ora mi consideravo un peccatore: finalmente sentivo il bisogno della misericordia di Dio. Prima credevo di essere un giusto e non sentivo la necessità di questa Misericordia; mi arroccavo nel mio piccolo orizzonte irritandomi grandemente con Dio, come Giona (cfr. Giona 4,9): rifiutavo praticamente Dio, che è Misericordia, in nome della “mia” giustizia. Questo è stato il primo passo verso un primo tentativo di timida riconversione: scoprire la tenerezza del volto del Padre, che Gesù è venuto a rivelarci, passando dalla presunzione della mia giustizia alla gioia di esser figlio del Padre. Passando dall’ IO al DIO.
"Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.
Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di Lui un bugiardo e la sua parola non è in noi" (1Giovanni 1,8-10)
E’ qui che ho capito che la gioia del Signore sarà piena soltanto quando anche i “giusti” si convertiranno e che il valore di ognuno di noi, giusto o peccatore che sia, si evidenzia non soltanto nell’ora della perdita, ma anche nel momento dell’ “assenza”. La sofferenza per la perdita anche di un solo uomo ci dimostra quanto grande sia il valore di ognuno di noi e quanto grande è la Sua misericordia.
"Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli…..Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; di esse non ne mancherà neppure una" (Geremia 23,1-4).
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