"Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi". (Matteo 7,6)
Mi hanno fatto riflettere molto queste parole perché l’allegoria che ne emerge rispecchia chiaramente il mio comportamento: mi sono immedesimato in questa scena simbolica e, quindi, altamente evocativa, sia come porco che come perla.
"Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto»" (Gen. 3,9-10).
Dio si è ri-proposto anche a me, mi ha ri-sollecitato personalmente, perché Lui è misercordioso, perché Lui fa così con tutti; ma soltanto quelli che hanno un cuore sincero ed una volontà ricettiva si dimostrano grati nell’ accettare di buon animo la Sua offerta, irrinunciabile e a volte irripetibile. Ed io dove sono stato tutto questo tempo, sordo ad ogni suo appello? Dove sono stati rimossi quei buoni propositi di attenta riflessione che mi ero riproposti di fare su quella esperienza nel Santo Sepolcro al tempo stesso atroce e vivificante? Sono rimasti chiusi nel dimenticatoio del mio cuore.
Il mio dramma è iniziato da qui: la mia assenza ingiustificata nonostante la presenza del Signore.
"Ritornate a me con tutto il cuore ….. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all'ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura" (Gioele,12-13).
Essere cercato: che gratificante esperienza potrebbe essere per chi se ne rende conto! Non soltanto il Signore mi ha atteso per tanto tempo, ma mi è venuto a cercare, come una pecorella smarrita. Mi è venuto incontro e oltretutto si è assunto la fatica del cammino per risvegliarmi e distogliermi dalle fatiche della vita.
"Come pecora smarrita vado errando" (Salmo 118,176).
"Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia" (Ez.34,16)
Il mio dramma si fa più minaccioso: non mi sento più perduto e non ho più la necessità di essere cercato. Nonostante la lontananza dal Signore la mia condotta prevalentemente onesta mi ha fatto irrigidire nella posizione di chi si sente in equilibrio con la natura e con la propria coscienza, di chi non sente il bisogno della Misericordia.
La mia insensibilità al messaggio universale di salvezza mi ha fatto diventare simile ad Adamo nella sua arroganza e emulo di Giona nella sua irriducibilità.
"Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap. 3,20).
Ma il Signore non ha desistito e nonostante che tutti quei “segni” disseminati nel mio cammino fossero stati da me ignorati, ben altri segni ha infuso nel mio cuore:
ansietà e insoddisfazione, affannosa ricerca introspettiva, vacuità dei valori etici, riconsiderazione teleologica e personale della vita.
Il dramma si stava auto-rappresentando: era la mia “assenza” che, facilmente e utilmente rimossa, stava riemergendo ai limiti della mia coscienza: scena teatrale dove, sotto l’influsso di un’ineffabile “presenza”, la tristezza si confondeva con la disperazione, dove la razionalità stava lentamente cedendo posto alla ragionevolezza.
Dove però l’aridità del cuore, anche se presentava i primi cedimenti, non mi permetteva ancora di staccarmi da quel rigido materialismo con il quale il “signore del mondo” ha invischiato ogni umana creatura.
"Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, …. andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. …. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma», e cominciarono a gridare, …«Coraggio, sono io, non temete!» …. Ed erano enormemente stupiti in se stessi, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito" (Marco 6,48-52).
Tutto è stato superato con una progressiva azione di fiducioso abbandono cha andava via via realizzandosi nella totale fiducia nel Signore, abbassando il livello troppo alto della mia razionalità, riducendo drasticamente l’arroganza adamitica, chiudendo quell’occhio che non vedeva la “trave”: mi sono affidato a Gesù offrendogli la mia piccolezza.
Una disperazione costruttiva. Ho gettato la spugna; ho ricominciato daccapo.
Ho permesso che il Signore svuotasse tutto di me stesso: il mio orgoglio, le mie vanità, le mie sicurezze materiali, le vane fortificazioni dell’ io edificate su basi cedevoli "… simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia" (Matteo 7,26).
Mi stavo preparando lentamente e umilmente, seppure con titubanza, ad accogliere la “lieta novella”.
"Non leggo nella Bibbia che Dio si sia riposato quando creò il cielo e la terra; si è riposato quando creò l'uomo, perché finalmente aveva trovato uno cui potesse perdonare" (S.Ambrogio, Exam.).
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