"Nell'Antico Testamento mandai al Mio popolo i profeti con i fulmini. Oggi mando te a tutta l'umanità con la Mia misericordia. Non voglio punire l'umanità sofferente, ma desidero guarirla e stringerla al Mio Cuore misericordioso" (Q.V,155 Diario di Suor Maria Faustina Kowalska) Santuario della Divina Misericordia – Cracovia-Lagiewniki.
Il mio percorso di fede ricomincia e lo rinnovo con ritrovata vitalità dal momento in cui ho potuto essere plasmato dalla scarna e nuda accoglienza del Santuario della Divina Misericordia a Cracovia.
Ho vissuto pochi momenti di intensa partecipazione. Punte di icebergs che testimoniavano soltanto gelo, ma che non potevano oscurare alla fine improvvisi attimi di luce e di bagliori edificanti. Come quando si legge un libro per addormentarsi: lo percepisci e lo godi nell’immediato e ne trai arricchimento nello specifico momento, ma poi al risveglio, tutto è dimenticato: resta però la sensazione piacevole e insostituibile di un effettivo appagamento culturale.
Sempre in Polonia, al Santuario della Madonna Nera di Czestochowa recepisco nuovi impulsi che mi portano a riesumare dalla mia coscienza la fertilizzante cognizione di “paura”, totalmente rimossa, delle latenti forze maligne.
Già nel protovangelo, Gen.3,15, si erge maestosa la figura di Maria nella condanna di Dio al serpente-demonio: “Io porrò inimicizia tra te e la Donna, fra il seme tuo e il Seme di lei. Egli ti schiaccerà il capo e tu lo insidierai al calcagno”. Maria è la Donna, vestita di sole, privilegiata vincitrice, che insieme a Cristo trionferà su Satana riaprendo a noi quel Paradiso che Eva ci aveva precluso, poiché la Misericordia Divina ci dona ancora la possibilità di aspirare di nuovo al Cielo".
Non per nulla Giovanni Paolo II ha più volte richiamato l’attenzione dei fedeli alle insidie del maligno e ha riconfermato solennemente il culto della Vergine
Soltanto dopo grande sofferenza psicologica e profonda maturazione razionale, sono arrivato alla conclusione che la proclamazione della fede doveva essere soprattutto un atto di volontà libero e responsabile.
Sono stato io a fare il primo passo verso il Signore con un atteggiamento di apertura mentale, con l’accettazione fiduciosa della Sua Parola e, non ultima, con la considerazione della ragionevolezza delle sue Testimonianze. La mia libertà di scelta, però, non sarebbe stata efficace se non fosse stata incoraggiata da quella forza divina, ineffabile ma presente, che è la Grazia.
Il mio atto di volontà è stato una decisione diacronica. E’ durato sei anni.
E’ stato un percorso di fede che ha toccato le tappe della momentanea rassegnazione e della sfiducia, ma che non si è arrestato mai, nella speranzosa ricerca dell’ineffabile gratuità: indomabile prometeico sconfitto.
"La vita avanza per una passione, non per una o molte rinunce, non a colpi di sacrifici. Non s'impara se non ciò che si ama" (Goethe).
Eccola, la prova teorica che mi aspettava al varco: vagliare le mie aspettative razionali.
Provocare la mia fallibilità logica sulle auspicate argomentazioni razionali al riguardo della fede: la ricerca di valide motivazioni per la fede sarebbe stata inutile per un credente, come superflua lo sarebbe stata per un “incredulo” come me!
Si è sempre sostenuto che la fede non ha radici nel campo intellettivo, ma nasce e si sviluppa nel campo sentimentale dell’anima umana: nel suo sub-conscio, e da qui, dalle abissali profondità inesplorate dell’animo, sgorgherebbe come un flusso di sentimenti da rivolgere, con fiduciosa aspettativa, verso il trascendente, l’infinito.
E’ vero, come credente non posso dimostrare niente e come incredulo neppure.
Posso soltanto dare libero accesso a quella vena inesauribile e congenita di semplice “religiosita” che mi si affaccia davanti al volto e mi sovrasta come un “homme-lette”, come avrebbe detto Jacques Lacan.
Posso soltanto realizzare, con la mia volontà, caparbietà e determinazione, quell’aspettativa non razionale, ma ragionevole, che deve essere soddisfatta ormai improrogabilmente.
E’ il mio libero arbitrio che mi coinvolge totalmente e che mi spinge ad esercitare un’opzione definitiva che, spero, dovrà influire irreversibilmente nel flusso della mia vita: il libero assenso, sotto la mia personale responsabilità.
Adam, con orgoglio, ha dato senso al dissenso ed io con altrettanto orgoglio e determinazione dò senso all’assenso: quello stesso consenso che mi ha fatto accettare in toto lo “splendore della verità”.
Si riaffaccia spontaneo e in cerca di una definitiva collocazione razionale quel concetto “numinoso” di fede che sovrasta ogni umana azione e che influisce profondamente su ogni momento di autentica realizzazione della personalità: con o senza fede, il mio comportamento è stato quello che avrei dovuto osservare come se fossi stato realmente sotto l’influenza benefica di una fede proclamata.
La fede aveva già fatto il suo corso nella mia anima, senza che me ne fossi reso conto, perché il Signore mi aveva già eletto ed aspettava, paziente e sorridente, che me ne rendessi consapevole: aspettava l’azione marginale della mia volontà.
"L'uomo diventa ciò che ama, ciò che contempla con gli occhi del cuore. Fissando lo sguardo su Cristo, diventerò non un uomo dimezzato, ma, come Lui, un pacificato che diventa pacificatore, pane per la fame e vino per la festa, forse un frammento di stelle dentro le vene oscure del mondo" (Padre Ermes Ronchi).
Ecco cosa voleva significare Gesù quando diceva: chi ha orecchi da intendere, intenda.
Voleva semplicemente dire che è inutile e controproducente fare la politica dello struzzo.
"La volontà che trova più piacere in un oggetto che nell’altro, distoglie l’intelletto dall’osservare le qualità di quegli oggetti che non ama punto vedere" (B. Pascal, Pensieri 99).
La volontà, quindi, esercita il proprio influsso prima ancora di aver timidamente intrapreso qualsiasi aleatorio percorso di fede, perché ogni umano consenso proviene principalmente dalla libera azione di “porgere orecchio”, saper ascoltare ciò che corrisponde alla nostra, seppur inconscia, aspettativa.
Mancava ancora qualcosa, e non sapevo cosa, per realizzare in pieno la mia aspirazione.
"Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il 'Dio-con-loro'. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate" (Ap 21,3).
Mancava forse la prova pratica: il Dio-con-noi, l’Emmanuele.
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