lunedì 16 aprile 2007

02 Riflessione sul Pellegrinaggio in Terra Santa

Mi sono recato in Terrasanta quasi per scherzo, per non dire per burla, e mi sono trovato inguaiato!

Sono stato molto male: non sono ancora pronto per far capire ciò che è accaduto e non ho ancora capito il “fattaccio”.

Ho superato faticosamente un percorso spirituale durato sei anni: nessun consiglio (per fortuna), nessun incoraggiamento, nessuna spiegazione, nessun costruttivo esempio; nessuno mi ha aiutato (per fortuna).

Ho pianto, sconsolato, mentalmente affaticato, solo, in cerca di quella fede che spesso è stata elargita con tanta prodigalità e magnanimità a tutti o quasi e a me, che la cercavo, niente.

Poi la decisione: il Signore non mi ha fatto la “gratia” della fede? Ebbene, io me la sono presa.

Con un atto di volontà, frammisto a lieve superbia: è stato allora che sono riuscito ad individuare lentamente e ad uno ad uno tutti quei “segnali” che il Signore aveva disseminato nel mio faticoso percorso e che io non ero stato in grado di scorgere. Mi ha semplicemente aspettato nel punto dell’ “incontro” che soltanto io potevo stabilire nel tempo e nel luogo, secondo quella sensibilità e quella disponibilità d’animo ormai acquisite grazie ad una sofferente e catartica ricerca.

La mia fede è tuttora altalenante, ma ogni giorno la rinnovo, anche ogni ora!

Il Signore richiede forse la mia sofferenza spirituale per farmi riconquistare quella Misericordia che ho eluso per oltre trentanni. E’ il prezzo della mia riconciliazione?

Comunque ora mi sento più sereno e non più solo.

Una certezza mi resta: quella che mi impedisce di non farmi preoccupare troppo delle lacunose sensazioni che mi può provocare un momentaneo dubbio, o anche della persistente incredulità che mi può attanagliare la coscienza.

C'è tanta di quella Misericordia effusa nel mondo da tracimare qualsiasi esponenziale esternazione di cattiveria, figuriamoci se non ce ne resta un pochina per me povero 'tiramolla'!

E pensare che S.Agostino ha utilizzato per primo e oltre mille anni prima di Cartesio una felice formula che supera di gran lunga in originalità e profondità il 'cogito ergo sum' ed è precisamente: 'si fallor sum'. Non se penso sono, ma se sbaglio. Per essere non quello che siamo, ma quello che dobbiamo essere, chissà quanto possiamo permetterci di sbagliare!